Il fango sulle mie braccia
gongola orgoglio sul mio corpo,
compiace il rigurgito in me
ma resta fuori.
Quanto è falsa la spirale decadente,
la coda dell'occhio ambisce l'affranto
dell'altro
neanche il margine è abbastanza lontano.
L'ego depravato mi consola,
le mani ben salde nel flaccido terriccio
ritrovano paura nell'affondo
inesempio antiestetico inopportuno morto
ricordo le gioie fatue di vana lieta
presumo il crollo stolto nel vuoto torto.
Al culmine della discesa assaporo l'appetito
del penetrante possesso,
lei non conta,
è solo l'ultima residua voglia
di salvarmi.
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