Come il pianto, lento, striscia
su un volto stanco, spento,
lascia sul pavimento il vecchio
che vive dentro,
stringe nel movimento piegato
nello sgomento
il subdolo piacere di piacersi.
Le braccia raccolgono i suoi sensi
e nude non contengono quel corpo
che molle s'abbandona poi nel colpo
letale
dell'età,
fuggendo pudìco ai margini del volgo,
negando le sue voglie e perversioni.
Cade ultimo l'appello in società,
sfalda frana il legame fisico,
rinnega il bello, rivela il gusto
nel non specchiare fradicia realtà
- bianca, sana, animale -
nel ritrovarsi sporco di grasso e male
definendosi modello di inestetica.
Come il pianto, infine, torna dentro
e placa quel fuggevole rimorso
schiavo d'edonismo e di sconforto
nel non conoscersi figura corporale.
"Guarda il mio male" dice.
"Non ti voltare" dice.
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