Il palazzo scarno divide esattamente
il cielo slabro nei suoi spunti d'orizzonte.
Questo è ciò che divido io:
una retta, due fanali,
e la ricerca spasmodica di geometrie
inessenziali
dall'essenza.
Chi ha ragione ora?
Rincorrono le forme la mia continua stasi
alla fermata del 12 sbarrato.
In attesa del tempo in cui sarò conforme
e non saprò dichiararmi morto.
lunedì 23 novembre 2009
domenica 18 ottobre 2009
Atto di necessità
Ore nere si affollano nel corridoio,
nella pioggia che rifugia la strada,
nell'inverno che chiude le porte
lasciando vivi troppi morti.
E' la notte del 18 ottobre 2009.
Mentre il privilegio regala un letto
a chi osa legalizzare il proprio abuso,
noi, abusivi, sfondiamo la porta
rubando un tetto sotto il quale
confondere l' agonia.
Vetri rotti, ombre inquiete di paura
ci copriranno dal freddo della domenica.
Questo è il posto di chi non ha posto.
(Ferrhotel occupato - Bari, 18 ottobre 2009)
nella pioggia che rifugia la strada,
nell'inverno che chiude le porte
lasciando vivi troppi morti.
E' la notte del 18 ottobre 2009.
Mentre il privilegio regala un letto
a chi osa legalizzare il proprio abuso,
noi, abusivi, sfondiamo la porta
rubando un tetto sotto il quale
confondere l' agonia.
Vetri rotti, ombre inquiete di paura
ci copriranno dal freddo della domenica.
Questo è il posto di chi non ha posto.
(Ferrhotel occupato - Bari, 18 ottobre 2009)
venerdì 11 settembre 2009
I fumi di Settembre
Soffia il fumo negli occhi di Settembre,
ferma gli intenti falsi dell'impianto
ma non è più lo stesso sguardo.
Le fosche sagome ora fondono
forme fisiche a false versioni
favorendo il presagio della tomba.
Fuggi a est dove il sole è più caldo,
lascia la prole e fuggi,
fremi il fuoco che brucerà i tuoi frutti,
bacia infine la terra che distruggi.
Troppe parole macchiano il mio odio,
il privilegio mi attacca alla reazione,
tutto quel che so è comunque errore.
Ma tu che hai il sole, fuggi
e torna solo per tagliarmi la testa.
(All'Islam e alla sua lotta)
ferma gli intenti falsi dell'impianto
ma non è più lo stesso sguardo.
Le fosche sagome ora fondono
forme fisiche a false versioni
favorendo il presagio della tomba.
Fuggi a est dove il sole è più caldo,
lascia la prole e fuggi,
fremi il fuoco che brucerà i tuoi frutti,
bacia infine la terra che distruggi.
Troppe parole macchiano il mio odio,
il privilegio mi attacca alla reazione,
tutto quel che so è comunque errore.
Ma tu che hai il sole, fuggi
e torna solo per tagliarmi la testa.
(All'Islam e alla sua lotta)
martedì 11 agosto 2009
La notte di San Lorenzo
Respiro cancro tra Bakunin e Carnevali,
l'accordo di settima non suona mai
nella chitarra scordata.
Il basso consumo della lampada
costringe ad ore nell'ombra,
ma la stanza è pulita quest'oggi.
Forzo sempre la tosse in cerca del vomito.
Testimone del dramma,
disintegrato all'osso,
l'appello è domani, rimosso il reato.
Chè giocare male paga poco,
giocare con gli altri paga male,
non giocare non paga affatto.
Si ascolta una sentenza ogni mattina.
Per questo non ho fretta
di chiudere il mio giorno.
l'accordo di settima non suona mai
nella chitarra scordata.
Il basso consumo della lampada
costringe ad ore nell'ombra,
ma la stanza è pulita quest'oggi.
Forzo sempre la tosse in cerca del vomito.
Testimone del dramma,
disintegrato all'osso,
l'appello è domani, rimosso il reato.
Chè giocare male paga poco,
giocare con gli altri paga male,
non giocare non paga affatto.
Si ascolta una sentenza ogni mattina.
Per questo non ho fretta
di chiudere il mio giorno.
mercoledì 5 agosto 2009
Nudo artistico
Cammino ogni giorno sul lungomare del disastro,
l’acqua invita a destra,
la gente ripudia a sinistra
in mezzo il solco di solitudine che ho tracciato.
L’estate lo rinfaccia sempre
nelle fughe spastiche di ognuno,
quando l’auto mi passa accanto
mostra il bambino e il suo insulto:
“Scemo!”,
quando il cristo fallito al molo
divide Peroni e pesci ai suoi discepoli,
quando non mi perdo, neppure,
nel volo del gabbiano.
Cammino ogni giorno dalle tre alle cinque.
Sempre in mezzo.
Al caldo.
l’acqua invita a destra,
la gente ripudia a sinistra
in mezzo il solco di solitudine che ho tracciato.
L’estate lo rinfaccia sempre
nelle fughe spastiche di ognuno,
quando l’auto mi passa accanto
mostra il bambino e il suo insulto:
“Scemo!”,
quando il cristo fallito al molo
divide Peroni e pesci ai suoi discepoli,
quando non mi perdo, neppure,
nel volo del gabbiano.
Cammino ogni giorno dalle tre alle cinque.
Sempre in mezzo.
Al caldo.
martedì 21 luglio 2009
Corporale
Come il pianto, lento, striscia
su un volto stanco, spento,
lascia sul pavimento il vecchio
che vive dentro,
stringe nel movimento piegato
nello sgomento
il subdolo piacere di piacersi.
Le braccia raccolgono i suoi sensi
e nude non contengono quel corpo
che molle s'abbandona poi nel colpo
letale
dell'età,
fuggendo pudìco ai margini del volgo,
negando le sue voglie e perversioni.
Cade ultimo l'appello in società,
sfalda frana il legame fisico,
rinnega il bello, rivela il gusto
nel non specchiare fradicia realtà
- bianca, sana, animale -
nel ritrovarsi sporco di grasso e male
definendosi modello di inestetica.
Come il pianto, infine, torna dentro
e placa quel fuggevole rimorso
schiavo d'edonismo e di sconforto
nel non conoscersi figura corporale.
"Guarda il mio male" dice.
"Non ti voltare" dice.
su un volto stanco, spento,
lascia sul pavimento il vecchio
che vive dentro,
stringe nel movimento piegato
nello sgomento
il subdolo piacere di piacersi.
Le braccia raccolgono i suoi sensi
e nude non contengono quel corpo
che molle s'abbandona poi nel colpo
letale
dell'età,
fuggendo pudìco ai margini del volgo,
negando le sue voglie e perversioni.
Cade ultimo l'appello in società,
sfalda frana il legame fisico,
rinnega il bello, rivela il gusto
nel non specchiare fradicia realtà
- bianca, sana, animale -
nel ritrovarsi sporco di grasso e male
definendosi modello di inestetica.
Come il pianto, infine, torna dentro
e placa quel fuggevole rimorso
schiavo d'edonismo e di sconforto
nel non conoscersi figura corporale.
"Guarda il mio male" dice.
"Non ti voltare" dice.
sabato 11 luglio 2009
Straccio
«Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa,
sta per non conoscerti più, neanche con i sensi
tu che già vanti tante glorie borghesi e operai,
ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli.»
Pier Paolo Pasolini
Si spegne nel giorno cartone la laica preghiera
di renderti straccio, volerti in mano al povero,
laccio del popolo, rimedio alle viscere.
Sei morta, Italia Rossa, soffocata a capo e piedi
dalla stretta mediatica, dalle insidie tristi
di idoli e pixel, da strati di disinformazione
che appellano al valore, da scale immobili
e gabbioni salariali, da inebetite reticenze
e da coloro che disertano, una volta, la lotta.
Perchè i simboli sono retaggi, l'economia è snob,
la storia è torcicollo, il vento è democratico,
la rabbia errore, l'identità un calderone
come vuole il padrone, come vuole il padrone.
E allora spogliati, davvero, di tutto il gusto,
levati il rosso del sangue di dosso,
rinchiuditi in un volto, rintantati nel vile
sfarzo del palazzo, e osserva spettatore placido
il porcile di contorno, e lo sguazzo del porco.
Quando uscirai fuori, senza forza e senza colore,
ti aspetteranno bianche e posticce visioni,
partito di bamboccioni e studentelli mantenuti
guiderai i tuoi foschi passi tra le folle globali
sicura forte di non essere utopia
ma presenza, reale, nella società del male.
11 giugno 2009
sta per non conoscerti più, neanche con i sensi
tu che già vanti tante glorie borghesi e operai,
ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli.»
Pier Paolo Pasolini
Si spegne nel giorno cartone la laica preghiera
di renderti straccio, volerti in mano al povero,
laccio del popolo, rimedio alle viscere.
Sei morta, Italia Rossa, soffocata a capo e piedi
dalla stretta mediatica, dalle insidie tristi
di idoli e pixel, da strati di disinformazione
che appellano al valore, da scale immobili
e gabbioni salariali, da inebetite reticenze
e da coloro che disertano, una volta, la lotta.
Perchè i simboli sono retaggi, l'economia è snob,
la storia è torcicollo, il vento è democratico,
la rabbia errore, l'identità un calderone
come vuole il padrone, come vuole il padrone.
E allora spogliati, davvero, di tutto il gusto,
levati il rosso del sangue di dosso,
rinchiuditi in un volto, rintantati nel vile
sfarzo del palazzo, e osserva spettatore placido
il porcile di contorno, e lo sguazzo del porco.
Quando uscirai fuori, senza forza e senza colore,
ti aspetteranno bianche e posticce visioni,
partito di bamboccioni e studentelli mantenuti
guiderai i tuoi foschi passi tra le folle globali
sicura forte di non essere utopia
ma presenza, reale, nella società del male.
11 giugno 2009
sabato 4 luglio 2009
Stupro
Il fango sulle mie braccia
gongola orgoglio sul mio corpo,
compiace il rigurgito in me
ma resta fuori.
Quanto è falsa la spirale decadente,
la coda dell'occhio ambisce l'affranto
dell'altro
neanche il margine è abbastanza lontano.
L'ego depravato mi consola,
le mani ben salde nel flaccido terriccio
ritrovano paura nell'affondo
inesempio antiestetico inopportuno morto
ricordo le gioie fatue di vana lieta
presumo il crollo stolto nel vuoto torto.
Al culmine della discesa assaporo l'appetito
del penetrante possesso,
lei non conta,
è solo l'ultima residua voglia
di salvarmi.
gongola orgoglio sul mio corpo,
compiace il rigurgito in me
ma resta fuori.
Quanto è falsa la spirale decadente,
la coda dell'occhio ambisce l'affranto
dell'altro
neanche il margine è abbastanza lontano.
L'ego depravato mi consola,
le mani ben salde nel flaccido terriccio
ritrovano paura nell'affondo
inesempio antiestetico inopportuno morto
ricordo le gioie fatue di vana lieta
presumo il crollo stolto nel vuoto torto.
Al culmine della discesa assaporo l'appetito
del penetrante possesso,
lei non conta,
è solo l'ultima residua voglia
di salvarmi.
mercoledì 22 aprile 2009
Feccia
Perchè la tua carne putrida
genera sconcerto sul mio pene,
squadri il mio volto con aria sbilenca
tacendo il travaglio delle voglie.
Esco di senno e forse mi accorgo
dell'inopportunità di un gesto blando,
seguo il tuo sguardo e mi ritrovo
dall'altro lato del letto.
Quanti errori ho seminato invano
rinnegando il nulla più totale,
quando imparerò anche io a mangiare
troverò soltanto carcasse.
Esce di casa il mio volto stanco
per il pullman delle 7 al mattino.
Mi laverò ancora una volta
per levarmi la tua feccia di dosso.
genera sconcerto sul mio pene,
squadri il mio volto con aria sbilenca
tacendo il travaglio delle voglie.
Esco di senno e forse mi accorgo
dell'inopportunità di un gesto blando,
seguo il tuo sguardo e mi ritrovo
dall'altro lato del letto.
Quanti errori ho seminato invano
rinnegando il nulla più totale,
quando imparerò anche io a mangiare
troverò soltanto carcasse.
Esce di casa il mio volto stanco
per il pullman delle 7 al mattino.
Mi laverò ancora una volta
per levarmi la tua feccia di dosso.
martedì 21 aprile 2009
La sera a "Storie"
Assorbire il dolore da un cinema in quartiere,
augurare l'inutile morte del mondo
nello spirito alcolico di tutte le sere
per pagare,
per bere sadico il mio più denso pianto,
per gridare estatico il delirio d'occasione
e lasciarne il senso in un bicchiere vuoto
fra facce inebetite in processione.
Non ho niente da dire.
Ammiro vizioso l'amore degli altri,
sputo il vomito in un vicolo nero,
risorgo nel gusto di spaccare tutto.
Sono anche io un figlio d'opinione.
Nella mia negazione resto scevro,
vile e conforme
alla più meschina opposizione.
Ma non ho scelta.
Mi tocca pagare il conto
e cercare in un altro bicchiere
la rivoluzione.
augurare l'inutile morte del mondo
nello spirito alcolico di tutte le sere
per pagare,
per bere sadico il mio più denso pianto,
per gridare estatico il delirio d'occasione
e lasciarne il senso in un bicchiere vuoto
fra facce inebetite in processione.
Non ho niente da dire.
Ammiro vizioso l'amore degli altri,
sputo il vomito in un vicolo nero,
risorgo nel gusto di spaccare tutto.
Sono anche io un figlio d'opinione.
Nella mia negazione resto scevro,
vile e conforme
alla più meschina opposizione.
Ma non ho scelta.
Mi tocca pagare il conto
e cercare in un altro bicchiere
la rivoluzione.
venerdì 20 marzo 2009
Venerdì santo
Sui rivoli stanchi della pioggia
si annacquano quotidiane solitudini,
l'erba compare solo a tratti
ad incespare nella croscia
rinnegate consuetudini.
Sono i cani a riparare il pelo
in chiostri fatti di cartone,
sono i merli a rimediare un cielo
di speranze e lune oltremontane,
sono i vermi a rifilare a zelo
carcasse storte e atrocità.
Senza pietà il pianto rantolante
rumoreggia panico nella città
rifrangendo gioie e depressioni,
virtù e sopraffazioni,
possessi e privazioni.
Il bisogno del diluvio soddisfa
la sua colpa, l'inverno non è inutile
quest'anno.
E danzeremo zingari al mattino
sguazzando ebbri le pozzanghere insanguate
dagli strafacci sadici della notte.
Qualcuno, questa volta sì,
è morto per noi.
si annacquano quotidiane solitudini,
l'erba compare solo a tratti
ad incespare nella croscia
rinnegate consuetudini.
Sono i cani a riparare il pelo
in chiostri fatti di cartone,
sono i merli a rimediare un cielo
di speranze e lune oltremontane,
sono i vermi a rifilare a zelo
carcasse storte e atrocità.
Senza pietà il pianto rantolante
rumoreggia panico nella città
rifrangendo gioie e depressioni,
virtù e sopraffazioni,
possessi e privazioni.
Il bisogno del diluvio soddisfa
la sua colpa, l'inverno non è inutile
quest'anno.
E danzeremo zingari al mattino
sguazzando ebbri le pozzanghere insanguate
dagli strafacci sadici della notte.
Qualcuno, questa volta sì,
è morto per noi.
venerdì 6 marzo 2009
Retaggi
I fiochi passi delle tue molli rotte
non posano mai il piede tra i grandi disegni
che di notte m'assalgono.
Resti legata a un mito di cartone,
al foglio timbrato nello stato confusionale,
al voto sul registro,
al silenzio rinnegato.
Nell' ambizione di conoscerti
già so tutto di te,
livida e paziente rincorri altri battiti
prefissandoti avida traguardi su traguardi
ignorando scientemente me e il mio nulla.
Ogni giorno deludo lo stratagemma di distruggermi.
La scelta di te, come di lei, come di altre
è una nuova, quotidiana, distrazione.
non posano mai il piede tra i grandi disegni
che di notte m'assalgono.
Resti legata a un mito di cartone,
al foglio timbrato nello stato confusionale,
al voto sul registro,
al silenzio rinnegato.
Nell' ambizione di conoscerti
già so tutto di te,
livida e paziente rincorri altri battiti
prefissandoti avida traguardi su traguardi
ignorando scientemente me e il mio nulla.
Ogni giorno deludo lo stratagemma di distruggermi.
La scelta di te, come di lei, come di altre
è una nuova, quotidiana, distrazione.
sabato 7 febbraio 2009
Muri bianchi
"Muri bianchi" rispondo.
Il vomito perde sempre il controllo
del ricordo e le sue estenuazioni,
"l'evidenza del sabato" rispondo,
in assenza di altri.
Maledico ancora la demoniaca natura
che mi strinse bluastro in una bottiglia tersa,
annullarsi è una scelta,
l'altra è vendersi,
quando il cerchio si stringe e si guarda la vita.
Errori invocano condanne,
cattività mai commesse,
risposte sbagliate,
peccati in religioni non scritte,
pietà,
pietà invoco
perchè esente da tutto,
fedele a me stesso,
coerente, complesso,
egocentrico, egoista,
edonista,
solo.
Segni di presenze vigilano
la mia grande casa vuota,
l'allarme è già pronto,
la sentenza immediata
per il mio polso gonfio
di sangue, idee, tentazioni.
Riprende ad un tratto la consueta commedia,
lubrìco spasmo d'inutile inedia,
si chiama acqua sul pavimento,
lo sento a stento quello che sento.
Chi c'è qui con me?
"Muri bianchi" rispondo.
Il vomito perde sempre il controllo
del ricordo e le sue estenuazioni,
"l'evidenza del sabato" rispondo,
in assenza di altri.
Maledico ancora la demoniaca natura
che mi strinse bluastro in una bottiglia tersa,
annullarsi è una scelta,
l'altra è vendersi,
quando il cerchio si stringe e si guarda la vita.
Errori invocano condanne,
cattività mai commesse,
risposte sbagliate,
peccati in religioni non scritte,
pietà,
pietà invoco
perchè esente da tutto,
fedele a me stesso,
coerente, complesso,
egocentrico, egoista,
edonista,
solo.
Segni di presenze vigilano
la mia grande casa vuota,
l'allarme è già pronto,
la sentenza immediata
per il mio polso gonfio
di sangue, idee, tentazioni.
Riprende ad un tratto la consueta commedia,
lubrìco spasmo d'inutile inedia,
si chiama acqua sul pavimento,
lo sento a stento quello che sento.
Chi c'è qui con me?
"Muri bianchi" rispondo.
giovedì 29 gennaio 2009
Lo specchio
Situa uno specchio di sbieco tra noi
distolta riperdi il controllo
per poi ritrovarti, pallida
in segni vetrati dal falso.
Io sono tuo,
seduco e travio il tuo orgoglio
per meri compensi sessuali
compiacendomi avido
di compiacenti risposte.
Non perdere mai gli sguardi riflessi
per rimirare il disegno d'insieme,
non acconciare i miei facili amplessi
in lascivi quadri d' amore.
Io sono perso
e in questo agile tempo
non ho mai guardato lo specchio.
distolta riperdi il controllo
per poi ritrovarti, pallida
in segni vetrati dal falso.
Io sono tuo,
seduco e travio il tuo orgoglio
per meri compensi sessuali
compiacendomi avido
di compiacenti risposte.
Non perdere mai gli sguardi riflessi
per rimirare il disegno d'insieme,
non acconciare i miei facili amplessi
in lascivi quadri d' amore.
Io sono perso
e in questo agile tempo
non ho mai guardato lo specchio.
sabato 3 gennaio 2009
Brama
Liquidi stanchi di soprusi sento
escrementi fuori dal mio corpo flaccido
dall'estate, dall'età
accasciato viscido di negata pietà
nelle strade lucide dell'ipocrisia.
Non è forse un'arma
la mia debole incondizionata resa
all'astinenza totale dalla vita,
l'a-coscienza del consueto memoriale,
la rovina rognosa del sangue,
il siero nero dell'anima.
Potrò bramare, ancora...
finchè la bava non mi toglierà il respiro.
escrementi fuori dal mio corpo flaccido
dall'estate, dall'età
accasciato viscido di negata pietà
nelle strade lucide dell'ipocrisia.
Non è forse un'arma
la mia debole incondizionata resa
all'astinenza totale dalla vita,
l'a-coscienza del consueto memoriale,
la rovina rognosa del sangue,
il siero nero dell'anima.
Potrò bramare, ancora...
finchè la bava non mi toglierà il respiro.
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